Sindromi di personalità



Le difese primitive e immature del Borderline


Manuale Diagnostico Psicodinamico

Le difese più primitive e “ad alto costo” di questo livello di funzionamento sono la scissione e l’identificazione proiettiva. La scissione è la tendenza a compartimentare le proprie percezioni e i propri sentimenti in “positivi” e “negativi” e di conseguenza a vedere se stessi e gli altri secondo categorie caricaturali, “bianco o nero”, “tutto buono o tutto cattivo” (come eroi e salvatori vs malvagi e abusanti o, nel migliore dei casi, freddi e indifferenti testimoni dell’abuso).

La scissione può comportare la visione di alcune persone come “tutte buone” e di altre come “tutte cattive”, oppure l’alternarsi di percezioni molto contraddittorie della stessa persona (Gairdner, 2002; Main, 1957). Una delle conseguenze della scissione è il fallimento nell’integrazione di aspetti diversi dell’identità in un’immagine coerente e stabile.

Di conseguenza, i pazienti le cui personalità sono organizzate a un livello borderline presentano una “diffusione dell’identità”: i loro atteggiamenti, valori, obiettivi e sentimenti sono instabili e mutevoli, e la loro percezione di sé può oscillare tra posizioni estreme e polarizzate.
Così, questi pazienti possono sembrare molto diversi in situazioni differenti, proprio a seconda di quale aspetto dell’identità emerge. Per esempio, quando si sentono bene possono sembrare spensierati e indifferenti rispetto alla depressione suicidaria della settimana precedente; quando sono depressi, invece, sembrano non avere il benché minimo accesso a un sentimento positivo relativo a sé o agli altri.

L’“identificazione proiettiva” consiste in un fallimento della capacità di riconoscere aspetti disturbanti della propria personalità e nella loro erronea attribuzione a un’altra persona (per esempio, il terapeuta) che viene quindi trattata di conseguenza, fino a suscitare in lei proprio quei sentimenti e atteggiamenti che erano stati proiettati. I clinici che ricevono le identificazioni proiettive possono sentire una forte pressione a conformarsi a tali proiezioni, al punto da vivere l’esperienza che la propria mente sia stata “presa” da qualcuno o “colonizzata” da qualcosa di alieno (Gabbard, 2009a).

Altre difese caratteristiche del funzionamento di area borderline includono il “diniego” (ignorare ciò che è disturbante, come se non esistesse); il “ritiro” (nella fantasia); forme indiscriminate di “introiezione” (a volte chiamate “identificazione introiettiva”, cioè l’assumere completamente le caratteristiche, gli atteggiamenti, e persino i modi di fare di un’altra persona); il “controllo onnipotente” (trattare l’altro come un’estensione di sé, riconoscendo a malapena che si tratta di un essere umano separato); l’“acting out” (l’agire all’esterno, ripetutamente, una vicenda interna, drammatica, che non può essere ricordata, sentita o concettualizzata); la “somatizzazione” (lo sviluppo di sintomi fisici in condizioni di stress); forme gravi di “dissociazione” (disconnessioni incongrue tra aspetti diversi dell’esperienza o cambiamenti repentini di stati del sé senza alcun sentimento di continuità dell’esperienza); l’“idealizzazione primitiva” (vedere un’altra persona come totalmente buona e dotata di poteri straordinari, come un bambino potrebbe vedere un adulto che ammira); la “svalutazione primitiva” (vedere l’altro come completamente inutile, privo di valore, senza alcuna qualità che lo possa riscattare).

Alla lista di queste difese psicologicamente molto dispendiose che possono indicare la presenza di un disturbo di personalità grave, Vaillant (1992) aggiunge le preoccupazioni ipocondriache e l’aggressione passiva.