Il rapporto tra Psicoanalisi e cinema

PSICODINAMICA DEL RAPPORTO BI-DIREZIONALE TRA PSICOANALISI E CINEMA

Nel buio ovattato della sala cinematografica l’individuo sospende temporaneamente il corso della vita normale. Accade qualcosa che è stato paragonato alla profondità del sogno e alla passività dell’ipnosi. Si allenta, parzialmente, la sorveglianza che esercitiamo su noi stessi. Gli impulsi e le fantasie insoddisfatte nella veglia, ma a cui non riusciamo a rinunciare, manifestano la loro esistenza(1).

Molteplici elementi indicano che il cinema dialoga con l’inconscio ed i suoi affetti. Lo spettatore partecipa emotivamente alla vicenda filmica tramite due meccanismi psicodinamici fondamentali: l’identificazione e la proiezione. Col termine identificazione si designa un processo psicologico con cui un soggetto assimila un aspetto, una proprietà, un attributo di un’altra persona e si trasforma, parzialmente o totalmente, sul modello di quest’ultima.

Alla costituzione e differenziazione della personalità contribuisce una lunga serie di identificazioni. Le identificazioni protratte conducono addirittura all’adozione di comportamenti, mentali, motori ed emotivi altrui. D’altra parte, la personalità individuale reagisce continuamente alla forza del meccanismo identificativo che, se non incontrasse tale reazione, finirebbe per annullare completamente le caratteristiche del soggetto, come avviene nelle situazioni patologiche.

Durante lo spettacolo cinematografico i fenomeni di identificazione sono particolarmente intensi. Ciò è anche dovuto alle caratteristiche oniroidi della situazione e alla consapevolezza, da parte dello spettatore, dei limiti di tempo propri della visione cinematografica.

Ciò rassicura chi vede un film e gli consente di abbandonarsi con tranquillità, ai processi psichici che il cinema innesca e che ne hanno sostanzialmente determinato il successo storico come strumento espressivo. Inoltre, anche il film tende a polarizzare l’identificazione dello spettatore su un personaggio principale che coincide, generalmente, con il protagonista, i meccanismi identificativi agiscono, più o meno inconsciamente, anche rispetto agli altri personaggi detta vicenda cinematografica.

Il personaggio nei confronti del quale l’autore del film favorisce l’identificazione è, in genere, un individuo che pensa ed agisce come lo spettatore immagina sarebbe adeguato comportarsi nelle circostanze illustrate cinematograficamente. Spesso i personaggi secondari consentono identificazioni laterali ed inconsce, colorate di sensazioni che nella vita quotidiana non sono permesse. Il cinema consente, quindi, la soddisfazione di impulsi che la realtà non ammette. Ciò, del resto, è proprio anche del romanzo e del teatro.

Tipica del cinema è, tuttavia, l’alta intensità che si accompagna a questo processo. Ciò è dovuto alla “caratteristica di realtà” propria del mezzo cinematografico. Il termine “proiezione” indica, in senso molto ampio, l’operazione con cui un fatto psicologico è spostato dall’interno all’esterno, dal soggetto all’oggetto.
Sul piano strettamente psicoanalitico, per proiezione si intende quel processo con cui l’individuo espelle da sé e localizza nell’altro, persona o cosa, della qualità, dei desideri e dei sentimenti che egli non riconosce o rifiuta. E una difesa che ha origini arcaiche e che agisce, particolarmente, nella paranoia. Non manca, però, di manifestarsi in forme di pensiero “normali”, come la superstizione.

Sebbene in maniera subordinata, anche il meccanismo della proiezione agisce nella situazione cinematografica. La struttura - generalmente rigida ed articolata - del linguaggio filmico consente un limitato esercizio della proiezione. Tuttavia essa si manifesta palesemente ogni volta che lo spettatore tende ad attribuire ai personaggi del film sentimenti ed intenzioni che sono, più o meno consapevolmente,  suoi. Com’è noto, diversi test psicologici si basano sul fenomeno proiettivo allo scopo di mettere in evidenza elementi nascosti della personalità.

I processi psicologici che si attivano durante la visione di un film sono: l’identificazione, la proiezione, la suggestione e la catarsi. I film ci consentono di esperire parti profonde di noi, spesso non coscientizzate, attraverso il meccanismo d’identificazione viviamo la storia dei personaggi, vediamo realizzare sullo schermo i nostri sogni, bisogni, paure, condividiamo sorprendenti avventure. L’identificazione avviene attraverso un’immedesimazione con il personaggio principale, di cui si arrivano a percepire sensazioni ed emozioni. La proiezione avviene con l’attribuzione al personaggio dei propri vissuti emotivi. Il cinema mette in scena tutte le tematiche che chiamano in causa l’essere umano toccando ogni fase di vita, ogni sentimento ed emozione, ogni normalità e patologia.

Infatti, Katz, Blumler e Gurevitch 1973 (2), hanno sostenuto che spesso si guardano i film per soddisfare dei bisogni che non si riescono a colmare altrove. Il cinema ci permette di staccare dalla vita quotidiana e di vivere emozioni coinvolgenti: la “distanza di sicurezza”, fornita dalla consapevolezza che si tratti di un film, facilita la possibilità di provare emozioni e toccare argomenti che spesso cerchiamo di evitare nel quotidiano.

Come afferma Morin 1977 (3), il cinema ci invita a riflettere sull’immaginario della realtà e sulla realtà dell’immaginario. La posizione di spettatore, infatti, ci aiuta a lasciarci andare e sperimentare emozioni profonde che spesso si ricollegano alla nostra vita e alle nostre esperienze vissute ma, allo stesso tempo, la consapevolezza che ciò che si sta provando in quel momento non è direttamente collegato a noi ma suscitato da ciò che si sta osservando, ci consente di mantenere una posizione più distaccata e dunque maggiormente controllabile.

È per questo che spesso quando si esce dal cinema si avverte una strana sensazione: quella di essersi liberati da un qualcosa di cui non si comprende completamente l’identità.

I film, dunque, attivano in noi un processo catartico che consiste nella liberazione di sentimenti rimasti bloccati nel profondo per vario tempo (4). Nell’identificarsi con i personaggi, inoltre, sperimentiamo una sorta di appagamento psichico di pulsioni rimaste insoddisfatti.

1. Alberto Angelini, Psicodinamica dello spettatore cinematografico, Eidos cinema e psiche, numero zero, 2004
2. E.Katz, Jay G. Blimler e M.Gurevitc User and Gratification research; JSTOR Journal Vol.37 n.4 (1973) pp.509-523
3. Edgard Morin, Il cinema o l'uomo immaginario, Edizione Raffaello Cortina 2016
4. C.Selvaggi, Cinema e scienze umane. L’intersoggettività: il livello emergente nell’orizzonte chiuso postmoderno, Psicobiettivo 2014, numero pagine 12 p. 167-178